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Abitudine pronta a perdere il vezzo.

Mi appaiono lontani, ricordi di una vita differente. La percezione che ad ogni mio risveglio inizi una nuova me. Non sento alcun senso di appartenenza. La sensazione è più simile ad un abituarsi a qualcosa, ma ricordo sempre di lasciare un filo visibile, da dover tirare ogni qual volta che quel qualcosa se ne va. Verrà facile quindi, sfilare tutto ciò che è stato, lasciando solo una matassa, senza forma. Ma quando hai così tanti fili diversi che si intrecciano tra di loro, non puoi ricordare la forma che aveva ognuno di essi, quindi le dimentichi tutte. Sono stanca di provare, di creare altre forme, non ho più fili nuovi, sono tutti già usati, vecchi, si spezzano appena provo ad annodarli. A volte ne ho usati più insieme per evitare si spezzassero, ma quelle volte mi è finita a doverli tagliare. Appaiono lontani, ricordi di una vita differente. Percezione di una nuova me. Nessun senso di appartenenza. Abitudine, pronta a perdere il vezzo. Guardo una mia vecchia foto, mi domando chi sto...

Quello che ci circonda non possiede parola

Quello che ci circonda non possiede parola, va ben oltre il semplice panorama di edifici, strade e monumenti, custodisce un’anima silenziosa. Ogni mattone, ogni pietra e ogni angolo racchiude un frammento del passato, un’eco di vite vissute, il nostro compito è quello di imparare ad ascoltare questo linguaggio silenzioso, e di scoprire  quelle pagine vive della storia, che attendono solo di essere lette e raccontate.

Da sempre

Verso la luce. Mistero che si nasconde In te, Singolo e molteplice. Perché, nell'aeternitas di un attimo, Mi hai mostrato come riconoscersi: Frammento di te che, in me, Possedevo  — Ero da sempre.

Fantasticare sull'imprevedibile

Come luce flebile e tremolante Appare, Sul fondo della galleria che non ha strade, Ma solo infiniti Spazi di niente. Lo sguardo fisso, Rimane su quell'unico dettaglio che ti àncora alla realtà, Mentre il resto fluttua, Attorno a te l'ignoto.  Eppure, per un attimo distogli lo sguardo e Ti perdi, Nella sconfinata ma infinitesimale molteplicità del possibile. Ricalcoli la rotta e reimmergi il frammento del tuo presente. Dissimile il passo, ti allontana dalla luce che si spande su di te Mentre il tremolio continua a farla danzare, Come un corpo nudo che vedi, attraverso le fiamme di un falò, mescolarsi in un'unica forma. Com'è incantevole! Non io! Non io sono a percorrere questo tunnel, è lui che mi attraversa. È stato un bel viaggio.

Estate; porpora d'inverno

Seduta nel sedile posteriore della macchina di mia madre, ricordo sensazioni passate. È possibile sovrapporre la nostra anima al dissimile?  Talvolta mi sento solo una proiezione di me stessa. In cosa consiste la realtà, Se non nell'immaginazione. Un filo teso ai confini con l'infinito, irraggiungibile allo sguardo. Vorrei solo sentire la mia pelle, Che arresta l'incessante cadere della pioggia. Farmi rapire dall'attimo contemplativo di un solitario istante. Come un album, dove collezionare cicatrici, Il mio Corpo, Spoglio, Nudo, Se non per quegli indelebili segni, Lasciati dal tempo.

Noi proviam forse le stesse emozioni? 25 dicembre 2022 (data da revisionare)

Resto, Muta, l'immenso. Tace. Siam qui o altrove? E di noi cosa resta? L'onore, il dolce sentire, Son forse le nostre mani che si intrecciano? Sussurriamo, restiamo soli. È la musica che si sente appena o il rumore del nostro danzare? Forse è solo il calore del tuo tocco, Che mi fa sobbalzare. E nasce Quel che mi sembra quasi  Un sorriso spontaneo.

18 marzo 2019

Chissà a cosa pensi quando sotto la doccia cerchi di trovare la temperatura migliore dell'acqua, quando la fai scorrere da una spalla all'altra, mentre con gli occhi chiusi e le mani giunte aspetti di trovare un equilibrio