C’era un tempo in cui prato, bosco e ruscello, la terra e ogni essere comune a me sembravano ornati da una luce celestiale, la gloria e la freschezza di un sogno. Non è più com’era prima; mi giro ovunque posso, di giorno o di notte, le cose che ho visto ora non posso più vederle. L’arcobaleno viene e va, e amabile è la rosa; la luna con diletto si guarda intorno quando i cieli erano spogli; le acque nelle notti stellate sono belle e serene; l’alba è una nascita gloriosa; ma eppure so, dove vado, dove è passata una gloria dalla terra. Ora, mentre gli uccelli cantano una tal canzone gioiosa, e mentre i giovani agnelli saltellano come al suono del tamburello, solo per me venne un pensiero di dolore: un’espressione tempestiva diede sollievo a quel pensiero, e sono di nuovo forte: le cataratte soffiano nelle loro trombe dalle ripide; non più la mia pena offenderà la stagione; sento gli echi accalcarsi attraverso le montagne, i venti vengono verso di me dai campi di sonno, e tutta...